Consigli sui semi marijuana

Il semi marijuana per coltivazione e all’acquisto di cannabis utilizzabile in forma naturale, la forma sintetica è costosissima per l’utente e per il sistema sanitario, ad esclusivo beneficio delle case farmaceutiche che la producono. Secondo molte sperimentazioni cliniche e le testimonianze di moltissimi pazienti, uno dei problemi dei derivati sintetici della cannabis riguarda il metodo di somministrazione, che non è in grado di dare all’organismo la quantità sufficiente di cannabinoidi per alleviare efficacemente il dolore.

Sono moltissime anche le commissioni governative, create al fine di indagare le proprietà terapeutiche della cannabis e formulare raccomandazioni in merito, che hanno espresso parere favorevole all’uso medico della cannabis. Secondo una indagine della Harvard University del 1991, il 44 per cento dei medici oncologi americani ha consigliato almeno una volta ai propri pazienti l’uso della cannabis per alleviare il dolore ed i sintomi derivanti da terapie antitumorali quali la chemioterapia. Non so se di qui in avanti si potrà ancora parlare di “Comunità”, perché dietro questo vocabolo c’è una storia di decenni che nasce da un lavoro contro l’esclusione, l’emarginazione, che mirava pur tra mille difficoltà e contraddizioni a scommettere tutto sull’agire sociale e non penale.

L’aumento da un lato della clandestinità dei consumatori, dall’altro e di conseguenza una maggior difficoltà di interagire con questi, rendendo inefficace qualsiasi azione di prevenzione in favore della scelta penale e sanzionatoria. Non si creda quindi che basti recarsi ad acquistare con un bilancino di precisione in grado di misurare i milligrammi, qui si tratta di misurare la sostanza acquistata al netto del taglio, si tratta di analizzare come solo un chimico sa fare una quantità comunque modica, in quanto sufficiente al consumo personale. Strano ma è proprio così, i valori possono raddoppiarsi e/ dimezzarsi secondo chi li elabora, ma il problema di fondo resterebbe tale anche se i dati coincidessero, perché c’è un problema di fondo: che sia la legge del ‘90 sia la successiva riforma dimenticano che queste fantomatiche quantità sono assunte da esseri umani, ognuno con un peso corporeo, con un metabolismo, con un grado di assuefazione fisica (là dove la sostanza abbia forti effetti collaterali di questo genere) diversi, e rimangono, tabella meno, consumatori /e spacciatori.

Se effettivamente il valore-soglia fosse stato quello indicato nel dm 4 agosto 2006, allora la previsione unitaria avrebbe potuto avere una sua astratta giustificazione, in quanto il risultato – per la cannabis – non sarebbe stato più di 1.000 grammi, bensì di 2.000 grammi, quantità superiore a quella ritenuta per le droghe pesanti. In realtà, il vero valore soglia – per i derivati della cannabis – è pacificamente, come in più occasioni ribadito, fissato in 500. In presenza di una situazione di puro possesso, che non sia suffragata da indicatori di una possibile destinazione (in tutto od in parte) a terzi dello stupefacente detenuto dall’agente, lo scopo primario dell’indagine consiste, in effetti, in quello di accertare la compatibilità logica e fattuale fra il quantitativo effettivamente detenuto (e quantificato attraverso il parametro della quantità massima detenibile) e la possibile evocazione difensiva della scriminante della destinazione della droga ad un uso personale.